VALORI E MISSIONE AZIENDALE

 


 

Le Banche di Credito Cooperativo (ex Casse Rurali ed Artigiane) sono società cooperative nate oltre un secolo fa, ispirandosi al magistero sociale della Chiesa con lo scopo di facilitare l'accesso al credito alle fasce più deboli della popolazione. A distanza di 130 anni le BCC mantengono una loro identità distintiva, incardinata da tre pilastri fondamentali:

  • natura cooperativa, che si esplica nella pariteticità, nella centralità della persona, nella motivazione sociale del profitto e nel legame con i valori della solidarietà e partecipazione diffusa;
  • mutualità, attuata operando prevalentemente a favore dei Soci con l'obiettivo di apportare loro vantaggi, non perseguendo fini di speculazione privata e valorizzando la cooperazione tra le banche della categoria con l'obiettivo di dare attuazione al modello a rete;
  • localismo, che deriva sia dal fatto che i Soci sono espressione del contesto in cui si opera, sia dal fatto che la raccolta del risparmio finanza e sostiene lo sviluppo dell'economia locale.

Tali valori sono, a loro volta, normati in specifiche disposizioni di legge e delineati e precisati in documenti di riferimento quali:

  • lo Statuto sociale,
  • il Codice Etico,
  • la Carta dei Valori del Credito Cooperativo,
  • la Carta della Coesione del Credito Cooperativo,
  • la Carta della Finanza libera, forte e democratica.

Le BCC, in ragione della loro peculiare dentità che le rende uniche nel sistema bancario italiano, sono soggette ad una normativa specifica.
Il Testo Unico Bancario del 1993 e le disposizioni di Vigilanza della Banca d'Italia disciplinano alcuni aspetti fondamentali del loro funzionamento:

  1. Operatività per i soci;
  2. Competenza territoriale;
  3. Distribuzione degli utili.

Norme più recenti hanno, inoltre, rafforzato le specificità rispetto ad altre categorie di banche ed hanno introdotto una ulteriore verifica sul possesso dei requisiti mutualistici.

1 - Operatività con i soci - Le BCC devono esercitare la loro attività prevalentemente nei confronti dei Soci. Secondo i criteri dell’Autorità di Vigilanza, il principio di prevalenza è rispettato quando più del 50% delle attività di rischio è destinato ai Soci e/o ad attività prive di rischio.
I Soci hanno come obiettivo primario la fruizione di servizi bancari a condizioni vantaggiose. Possono diventare Soci le persone fisiche e giuridiche, le società e gli enti che risiedono o svolgono in modo continuativo la loro attività nell'ambito territoriale della banca.
Ogni Socio ha diritto di voto, a prescindere dall’entità della partecipazione posseduta nel capitale, secondo la formula del "una testa un voto". Per evitare situazioni di disparità tra i Soci, la partecipazione al capitale sociale non può avere un valore nominale superiore a 50 mila euro.

2 - Competenza territoriale - La competenza territoriale della Banca è stabilita dalle Istruzioni di Vigilanza della Banca d’Italia. L’operatività, definita in base al criterio di continuità territoriale, deve essere limitata ai comuni nei quali la Banca ha sede legale e filiali, e alle aree limitrofe. Tale territorio deve essere definito nello statuto ed almeno il 95% del credito deve essere erogato all’interno dell’ambito geografico così individuato.

3 - Distribuzione degli utili - La destinazione degli utili netti annuali deve seguire le seguenti regole:

  • almeno il 70% deve essere destinato a riserva legale, ovvero al rafforzamento del patrimonio aziendale che è, e resterà sempre, indisponibile per i singoli;
  • il 3% deve essere corrisposto agli appositi fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione;
  • i dividendi distribuiti ai Soci non possono essere superiori a una determinata soglia (pari all’interesse massimo dei buoni postali fruttiferi aumentato di 2 punti e mezzo rispetto al capitale effettivamente versato);
  • gli utili rimanenti, al netto della quota assegnata ad altre riserve o distribuita ai Soci, devono essere devoluti ai fini di beneficenza o mutualità;
  • le riserve patrimoniali sono indivisibili ed indisponibili, ciò significa che esse non possono essere ripartite fra i Soci e che, in caso di cessazione dell’attività, devono obbligatoriamente essere destinate ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione.

Il nuovo diritto societario, tenendo conto di queste peculiarità, ha riconosciuto le BCC come cooperative a mutualità prevalente ed ha integrato le disposizioni dettate dal Testo Unico Bancario e dalle Autorità di Vigilanza con quelle specifiche di questa categoria di imprese.

Il 1° gennaio 2007 è entrata in vigore la normativa sulla revisione cooperativa che ha l’obiettivo di verificare la corretta applicazione dei requisiti mutualistici da parte delle BCC, al fine di garantire il rispetto di valori distintivi che qualificano la categoria. In particolare, il decreto ministeriale che detta le regole per la vigilanza cooperativa delle BCC stabilisce che tale vigilanza ha una duplice funzione:

a)    verificare la correttezza nell’applicazione dei requisiti mutualistici cui è legato lo specifico trattamento fiscale;

b)    supportare gli organi di amministrazione e direzione nel costante miglioramento della gestione e del livello di democrazia interna, in modo da promuovere l’effettiva partecipazione dei soci alla vita sociale.

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